sabato 16 maggio 2020

1.Ribellione


Rating:
Verde
Genere: Romantico
Stato storia : in corso
Personaggi : 
Aisha, Assan, Kamal, 
1.564 Parole



Egitto 1279 a.C.



Assan era corso al cancello della villa riconoscendo il nitrito del cavallo, il padrone era tornato a casa, serviva Kamal da quando era un bambino, praticamente erano cresciuti insieme, con il tempo, all'insaputa di tutti, erano diventati come fratelli, lui era sempre il suo padrone, ma un padrone buono e generoso, in quella casa erano state abolite le violenze sui servi, perché i servi non erano ritenuti degli schiavi, per questo si riteneva un uomo fortunato, era a conoscenza, che in altre abitazioni, i padroni, non erano così comprensivi e disponibili verso la servitù...
Aprì il cancello



- Padrone
Kamal entrò in casa dopo una lunga giornata di lavoro, era un uomo giovane, 20 anni appena compiuti , un fisico atletico, capelli neri, occhi color del miele, secondogenito della regina Tuja e del generale Hashim, nonostante la sua giovane età, era a capo della guardia reale e questo ruolo non l'aveva ottenuto grazie al suo nome, ma perchè realmente meritava quella qualifica, ma questa sua posizione, comportava che dovesse lavorare a stretto contatto con i suoi genitori, con i quali non aveva un ottimo rapporto...
Quella sera era rientrato a casa prima del suo solito orario, non aveva passato una buona giornata, le ultime tre ore le aveva trascorse a litigare con suo padre e sua madre nell'ufficio di quest'ultima e questo aveva contribuito a rendere la sua pazienza praticamente nulla, si tolse il coltello che aveva nella cintola e lo passò al servo


- Mia moglie ??
Assan capì subito che c'era qualcosa che non andava, era raro vedere i suoi padroni litigare, ma ogni qual volta che succedeva, la motivazione era sempre la stessa, la padrona aveva trasgredito alle regole
- Sta pregando

Kamal spostò lo sguardo verso l'ala sud della casa, sospirò profondamente e poi con voce grave si rivolse al suo servo
- Non voglio essere disturbato
- Si padrone
- Tieni lontani i bambini, fai che mangino prima di noi

Il servò abbassò lo sguardo, incerto se parlare o tacere, ma Kamal lo conosceva molto bene...
- Che cosa c'è !!!
- I bambini non sono in casa
Kamal sbuffò spazientito, sua moglie aveva deciso di farlo impazzire, alzò gli occhi al cielo, non vedeva l'ora che quella giornata avesse una fine

Senza parlare oltre, superò il servo



Sapeva dove trovarla, quello era il momento della preghiera, la donna aveva dovuto rinunciare al suo sogno di diventare una sacerdotessa del tempio di Karnak, lei che amava pregare, amava contemplare le stelle, ma la vita le aveva riservato un'altra via, entrò nella stanza e la vide, era li, sulle terrazza, le mani rivolte verso il cielo stellato, una litania soave usciva dalle sua bocca... Rimase in silenzio ad osservarla, sua moglie era una donna molto bella e sensuale, avevano la stessa età e festeggiavano il compleanno lo stesso giorno, certe volte stentava a crederci che fosse sposato proprio con lei, si erano conosciuti nell'Oasi di Fayyum, ed erano solo due bambini di cinque anni, scapestrati, testardi e cocciuti, negli anni la loro amicizia si era consolidata e lei era diventata la sua migliore amica, era stata lei ad insegnarli a trasgredire alle regole ferree dell'Harem e della corte, ne avevano combinate tante insieme, lei era la sua migliore amica, la sua consigliera, quella che lo conosceva meglio di chiunque altro, anche di sua madre, poi una sera, di sei anni prima, si erano trovati, dopo le lezioni, con degli amici, stavano bevendo in una birreria...



Kamal sorrise al ricordo, lei lo stava riprendendo, come sempre, sul fatto che lui non fosse padrone della sua vita e che, secondo il suo modesto parere, doveva ribellarsi alla sua famiglia, lui aveva alzato lo sguardo pronto a ribattere, ma fu attratto dalla sua risata cristallina, aveva incontrato i suoi bellissimi occhi verdi, colore del acquamarina, un attimo per osservarsi, per scrutarsi, per analizzare i pensieri dell'altro, l'attimo dopo, erano su una duna, in prossimità delle acque del Nilo, ignari dei coccodrilli e degli ippopotami che infestavano quelle acque, avvinghiati l'uno all'altro, in cerca delle labbra, di un lembo di pelle libero dai vestiti, per poter essere baciato, succhiato, morso, in cerca di un contatto, era stata un'esperienza oltre l'immaginazione, i loro corpi sembravano fatti per essere uniti, dopo che tutto era finito, erano rimasti li ad osservarsi, sconvolti, allibiti, per Kamal non era stata la sua prima volta, ma con lei, aveva provato dei sentimenti e delle sensazioni che mai era riuscito a provare con le altre ragazze, ma si erano ripromessi che mai più si sarebbero lasciati andare a quella passione, che, a loro dire, non era normale, non tra di loro, avevano dato la colpa di quanto accaduto alla birra, troppo forte, ma entrambi sapevano che non era così, la birra aveva poco a che fare con quello che era successo, se erano finiti con il fare l'amore, era perchè entrambi l'avevano voluto, cercato, erano mesi che si provocavano a vicenda, punzecchiandosi, e a conferma di tutto ciò, dopo quella sera, nonostante i divieti e la decisione di non vedersi più, c'erano stati altri incontri come quello, con lei il sesso era senza inibizioni, senza remore, quando si incontravano dopo le lezioni e si perdevano l'uno nelle braccia dell'altro, era come trovarsi lontani, su un'altra dimensione, esistevano solo loro due, tutto il resto non contava niente...
Erano due ragazzini di appena quattordici anni, ma già erano oberati dai progetti per il futuro, lei voleva diventare una sacerdotessa del tempio di Amon,  mentre lui, il suo destino, era già segnato, secondogenito della regina, avrebbe dovuto assolvere un'alta funzione, il suo futuro era già stato deciso da sua madre e da suo padre, promesso sposo di Ahmose, figlia della cugina di sua madre...
Lui e lei venivano da due mondi completamente differenti, anche se non era proibito dalla legge sposarsi tra caste diverse, sua madre e suo padre, così tradizionalisti, così attenti alla purezza della dinastia, non avrebbero mai acconsentito a quell'unione, lei, per loro, apparteneva ad una casta inferiore, non nobile, i genitori di lei, erano dei semplici contadini, lei era riuscita ad accedere nell'Harem grazie alla sua grazia e alla sua bravura per la musica ed il canto, ma era pur sempre un'impura ai loro occhi, non degna di diventare la sua sposa...
Erano entrambi consapevoli della loro diversità culturale e del impossibilità di avere un futuro insieme, si erano ripromessi che tra di loro ci sarebbe dovuto essere solo sesso, niente complicazioni sentimentali, niente amore, ma si sa, la vita è imprevedibile...




Entrambi non sapevano come, non sapevano quando, ma alla fine, si erano innamorati e dal loro amore erano stati concepiti Thara e Raja ...
Ricordava ancora quel giorno di cinque anni prima, lui era nella biblioteca, stava studiando, il giorno dopo avrebbe dovuto sostenere un esame di preammissione per entrare nel corpo della guardia reale, suo padre stesso gliel'aveva notificato, alzò lo sguardo e la vide, era li, davanti alla porta, pallida in volto, tremante, fradicia come un Ibis bagnato, lei lo stava osservando in silenzio e Kamal comprese subito che le era capitato qualcosa, era sconvolta, si alzò di scatto facendo cadere la sedia a terra, prendendosi così un'occhiataccia dallo scriba vicino a lui, ignorandolo, si avvicinò a lei e le mise le mani sulle spalle, tremava, tremava come una foglia al vento, la obbligò a farsi guardare e solo in quel momento notò i suoi occhi rossi e le sue lacrime, a stento riuscì a capire tra i suoi singhiozzi e farfugliamenti  la parola gravidanza, bambino, sono rovinata, tua madre mi ucciderà, ne avevano parlato per giorni, certo, quella notizia l'aveva sconvolto, era solo un ragazzo di quindici anni, ma lui sapeva già cosa fare, l'amava e mai, per nessun motivo al mondo, si sarebbe allontanato da lei e da suo figlio, ed ecco che erano cominciate le prime litigatecon suo padre, ma soprattutto con sua madre, una donna dura, forte, prima le minacce, poi la reclusione, ma lui non aveva ceduto di un millimetro, alla fine, di nascosto dai suoi genitori e con l'aiuto di suo fratello minore Asha, l'aveva sposata e aveva messo la sua famiglia davanti al fatto compiuto, quattro mesi dopo, sua moglie, aveva dato alla luce due splendidi bambini, Thara e Raja, i sui genitori avevano dovuto accettare la cosa, visto che il matrimonio del figlio era stato benedetto dagli dei con una coppia di gemelli, cosa molto rara, in caso contrario, se non avessero accettato, il popolo non avrebbe di sicuro apprezzato la loro posizione, da quel giorno erano passati cinque anni, era felice di aver fatto quella scelta, amava sua moglie, amava i suoi figli e amava la sua vita, non avrebbe potuto chiedere di meglio agli Dei e per nessun motivo al mondo voleva cambiarla...




La litania terminò
Sua moglie aveva terminato la preghiera...










Si avvicinò a lei abbracciandola da dietro e stringendola al suo petto 
Aisha riconoscendo il suo tocco, si lasciò abbracciare, poggiando la testa sulla spalla del marito
- Sei già tornato
- Cos'è, volevi che tardassi anche questa sera ??? 
- No, ma che dici ??
Un lieve sorriso comparve sulle sue labbra
- Dico che avresti avuto molti motivi per non volere che venissi a casa...
Aisha si morse il labbro, segno che era molto nervosa, aveva sperato che suo marito non venisse a conoscenza della sua trasgressione, ma mai speranza fu più vana 



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